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Altre Pubblicazioni:Tema di Classe: una bambina ci descrive come vive e sente il mondo della SCUOLA

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"Con orgoglio e immensa commozione, ho il piacere di condividere con voi il Tema di classe scritto da una splendida Creatura di appena 13 anni. Un ringraziamento speciale a Ginevra e ai suoi genitori e l'augurio che questo nuovo percorso accompagni le vostre Vite". Silvia

 

Titolo del Tema di classe:

“Tra i grandi problemi del nostro tempo, di natura politica, sociale ed ecologica, quali colpiscono maggiormente la tua sensibilità di adolescente? Scegline uno e analizzalo esprimendo le tue riflessioni”.


L’adolescenza è un periodo strano: pieno di sbalzi di umore, di lotte, di fallimenti, di amicizie vere, di litigi impressionanti , di odio e di amore. E’ quel periodo che vorresti passasse in un istante, che vorresti far concludere in un lampo, ma allo stesso tempo vorresti durasse per sempre, per riuscire a cogliere, per tutta la vita, la bellezza della prima libertà. L’adolescenza è un periodo strano: vorresti essere già un adulto ma ami escluderti dai loro problemi. Penso che scappare da quest’ultimi sia solo un modo per tirarsi fuori, evadere dal mondo circostante, credo che sia un modo per dimostrare a noi stessi che non solo siamo già cresciuti e possiamo affrontare qualunque tipo di argomento ma siamo anche in grado di decidere se affrontarlo o no.

E’un discorso un po’ estroverso ma è la verità: crediamo di poterci sentire già adulti avendo la facoltà di scegliere se argomentare con essi. Vogliamo crescere, crescere in fretta. Vogliamo scappare dalle medie, vogliamo uscire dalla gabbia che ci hanno creato: vogliamo vivere la nostra età, ora e per sempre. Credo che l’unico mezzo per aiutarci a crescere sia la scuola. L’unica che può darci le basi per farci avere rispetto nel futuro. La scuola è l’unico strumento che può insegnarci la vita, che può darci quello che i genitori non riescono a dare. Invece, purtroppo, la scuola non riesce a farci crescere. I ragazzi, nel mondo di oggi, non hanno bisogno di sapere come si calcola l’area laterale di un cilindro, non hanno la necessità di riuscire a distinguere una subordinata consecutiva da una temporale. I ragazzi hanno bisogno di qualcuno che gli insegni a vivere, che insegni loro ciò che è bene e ciò che è male per un futuro migliore.

SCUOLAAbbiamo bisogno di sentirci capiti. Siamo nel mondo del progresso, il mondo avanza mentre la scuola retrocede e piano, ci distrugge. Distrugge la nostra idea di noi stessi. Non è giusto, non è umano dare ad un ragazzo una valutazione. In base a che cosa? E’ un modo per dimostrarci che non siamo abbastanza? E noi non ci sentiamo abbastanza. Siamo prigionieri di una valutazione, da uno a dieci, che riesce, con un solo numero a farci sentire un fallimento, a deludere le nostre aspettative e farci sentire stupidi. La scuola fa male: non è facile sentirsi ripetere costantemente che si è sbagliati. Perché anche se non sembra un’insufficienza vuol dire questo, è la dimostrazione che siamo sbagliati, abbiamo agito in modo sbagliato e tutto quello che abbiamo fatto è sbagliato!

E’difficile sentire che non vai bene per una certa scuola. Capisco che è il compito delle professoresse, giudicare un ragazzo in base al suo rendimento, ma spesso questo continuo sentirsi giudicati ci trasforma nella delusione più grande di noi stessi.

Noi ragazzi viviamo in un circo, nel circo che la scuola ci crea. Un circo fatto di azioni monotone guidate da un superiore. Quando entro a scuola, varco il cancello rosso, aperto come fosse un invito ai ragazzi di entrare, salgo i dieci scalini che mi collegano a quell’angosciante porta a vetri che conduce alla mia classe. E’ quel momento agghiacciante in cui vedi professoresse ritardatarie entrare freneticamente in classe facendosi spazio tra la folla degli alunni, e poi vedi dalla finestra quelle puntuali e mattiniere già là, ad aspettarti con la LIM accesa. Ed è quell’attimo in cui senti bruciare l’anima, senti l’ansia salire, l’ansia da prestazione. Quell’ansia che ti toglie il fiato e spezza in due il respiro . E’ un’ansia che crea in te stessa la delusione, l’incertezza di non riuscire a superare quelle cinque ore, quelle cinque ore angoscianti dove devi dimostrare, dimostrare a quegli adulti che sei capace, dare tutto per una minima soddisfazione.

Siamo stanchi di dover dimostrare. Non vogliamo esser giudicati per quanto studiamo ma piuttosto, per le cose che facciamo. Non siamo creature da dover affrontare, siamo solo persone che hanno bisogno di affetto, e forse fare casino è un modo per dimostrarlo. Abbiamo bisogno di sentire che qualcuno ci starà accanto e non dovremo sempre affrontare tutto da soli. Abbiamo bisogno di imparare quello che il futuro di riserverà.

Questo continuo comportamento non ci lascia liberi. Io voglio uscire dal circo. Io voglio fare ciò che voglio. Voglio vivere e avere il diritto di dire e pensare liberamente ciò che sento. Voglio avere il diritto di essere aiutata sempre, non voglio sentirmi stupida e incapace. Voglio essere aiutata e considerata grande, come ciò che sono.


Questo atteggiamento da parte della scuola crea in noi ragazzi una solitudine e una malinconia che ci segnerà per sempre; i professori infatti, sono ragazzi soli, cresciuti troppo in fretta che si sono dimenticati di esser stati bambini, un tempo. Cercano di riempire il vuoto che portano dentro. La scuola, negli ultimi anni ha portato in me solo ansia e depressione. Quel dolore che sento quando capisco di non essere all’altezza è talmente forte che non mi fa godere quei momenti in cui dovrei assaporare la positiva valutazione dei prof. Mi fa paura il fatto che un numero condizioni ciò che sono e quello che provo. Rompiamo gli schemi di questo circo maledetto di leoni che non riescono più a correre liberi, distruggiamo i giudizi negativi. Ogni persona ha dentro un angelo. La scuola dovrebbe farlo uscire, dovrebbe liberarlo. Riesce solamente a reprimerlo. Quell’angelo che rappresentiamo è nostro e facciamolo uscire. Non voglio essere un’altra ragazza intelligente passata dal triennio delle medie con il sorriso stampato, voglio rivoluzionare il modo di pensare di queste persone. Voglio dimostrare che cosa potrebbe fare la scuola se oltrepassasse le leggi del circo.

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Basta! Io nel circo non ci voglio stare più, voglio farla uscire la libertà repressa di Ginevra. Voglio essere me stessa quando e come voglio. Negli insegnanti vedo soltanto gli occhi di chi non è soddisfatto, gli occhi di chi giudica per sfogare la rabbia repressa di esser stato giudicato, gli occhi che saranno i nostri tra trent’anni se continuiamo così. Voto per una scuola migliore, voto per chi ci può insegnare a vivere una vita migliore.

 

Voto contro la scuola che distrugge i limiti dell’immaginazione e della creatività. Io voglio una scuola che mi rappresenti.

Ginevra

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